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L’inceneritore di Fusina

Quella contro il nuovo inceneritore di Fusina è una lunga e dura battaglia che stiamo sostenendo, assieme alle associazioni ambientaliste, dei medici, a fianco dei semplici cittadini, residenti nel territorio. Siamo consapevoli che la posta in gioco è alta, talmente alta da non avere prezzo: si tratta della nostra salute e quella dei nostri figli e nipoti.

Dopo le manifestazioni di Marghera, Venezia e Mogliano, giovedì è stata la volta di Mirano. Ci siamo ritrovati davanti al Municipio, attivisti dei vari movimenti, esponenti politici e una maggioranza di semplici cittadini, sventolando bandiere e srotolando striscioni per protestare contro questo ecomostro.

Com’era prevedibile il progetto ha ottenuto l’autorizzazione dalla Regione ed in parte e provvisoriamente è ridimensionato, la conseguenza è che così rientrerà tra quelle opere che non sono soggette ad ulteriori autorizzazioni, questa volta da Roma.

Come dicevo prima, la battaglia è lunga e difficile, ma l’esito non è per nulla scontato: gruppi cittadini sono decisi a impedire che la macchina si metta in moto, forti anche delle documentazioni che provano quanto l’inceneritore, con l’incremento delle polveri sottili, sia dannoso per la salute, non solo a Fusina, ma in tutta la zona circostante, miranese compreso, perché le polveri seguono le direzioni dei venti.

Intervento a Mirano

Anche a Mirano non sono voluta mancare e, su invito dei comitati, ha preso per prima la parola, nell’intervento ho rimarcato il fatto che sia inaccettabile che decisioni di questo tipo vengano prese in sordina e nell’impossibilità della popolazione di partecipare. L’area del veneziano è un territorio che non ha mai avuto pace: l’industria chimica di Marghera ha fatto da padrone per buona parte del ‘900, pregiudicando enormi aree della provincia e fondali lagunari, soffriamo già troppo la pessima qualità dell’aria della Pianura Padana e abbiamo il dovere per noi, e per le future generazioni di impedire che il veneziano diventi la pattumiera del Veneto e non solo.

L’indignazione dei comitati ha riguardato anche la scelta di proseguire con il procedimento autorizzatorio regionale, nonostante l’emergenza Covid. . Bruciare più rifiuti per fare più soldi fa parte di una visione affarista che non ci appartiene: il primo valore inestimabile è la salute.

L’incenerimento dei rifiuti era una soluzione degli anni ’70 e, per quanto più efficiente sia il controllo nell’emissione dei fumi nell’aria adesso, è comunque fonte di inquinamento da l momento che l’incenerimento a impatto zero semplicemente non esiste. Bruciare è la soluzione più semplice al problema dello smaltimento dei rifiuti, una soluzione a cui fanno riferimento classi dirigenti mediocri con una visione limitata al presente, pensare al ciclo dei rifiuti in modo diverso si deve e si può invece, attraverso la differenziazione e limitando al massimo la produzione di beni non differenziabili allla fine del loro ciclo di vita.

Una cosa che mi ha molto colpita è avere la conferma scientifica, attraverso studi, che le polveri sottili emesse dall’inceneritore passano anche per la placenta provocando danni al bambino che una donna porta in grembo. Anni fa il Comune di Venezia commissionò anche una ricerca con tutti i crismi che per motivi che non sto ad elencare non andò mai in porto, adesso sarebbe prezioso avere dei dati incontrovertibili a riguardo e per questo, con un’ interrogazione, ho chiesto all’assessore all’Ambiente se abbia intenzione di interessarsi al problema di questi inquinanti, che sono dei killer silenziosi per i nostri figli.

Sempre riguardo alle interrogazioni ne sono state fatte di importanti, come quella della senatrice del Movimento Orietta Vanin, che il 12 marzo di quest’anno ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottolineava che i livelli di produzione attuale e futura di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) nell’ambito del bacino veneziano e dell’intera regione non giustificano in alcun modo la necessità di un impianto di queste proporzioni. Questo eccessivo sovradimensionamento determinerebbe le condizioni per cui l’alimentazione delle linee di produzione di combustibile solido secondario e dell’inceneritore richiederebbe l’importazione di rifiuti da fuori bacino e da fuori regione.

Abbiamo interrogazioni alla Regione Veneto e al Comune di Venezia che ha portato avanti la mia collega Sara Visman. La questione è arrivata anche in sede europea con la petizione di Eleonora Levi, europarlamentare M5S: la normativa europea sull’economia circolare infatti, punta molto sulla chiusura dei cicli attraverso il recupero di materia, ed esclude la possibilità che l’incenerimento dei rifiuti, con o senza produzione di energia, possa essere considerato come forma di recupero.

Il rischio per la nostra salute è oggettivamente enorme, ma la Regione non sembra minimamente preoccuparsene autorizzando l’inceneritore. Perché non recepire le proposte più ecologiche e green che da anni con impegno portiamo avanti? Perchè non si investe sulla canapa ad uso industriale? Con la canapa, potremmo interamente sostituire la plastica. Pensate se tornassimo a produrre reti da pesca in canapa, invece che in plastica, come si faceva tradizionalmente all’Arsenale prima che questa pianta fosse bandita dai mercati di tutto il mondo. Pensate quanto potremmo preservare gli alberi dal momento che con la canapa industriale si produce anche la carta. Pensate ai posti di lavoro che si verrebbero a creare nel nostro territorio. Questa prima parte del 2020 è stata condizionata dalla pandemia del covid, ma c’è un killer che uccide lentamente e silenziosamente ed è l’inquinamento. Come Cinquestelle puntiamo il dito contro questa Regione che continua ad inquinare senza farsi domande sull’impatto sulla salute e che non riesce a proporre ai veneti un futuro “sostenibile”».