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In molti, in questi mesi, conoscendomi personalmente, mi hanno chiesto conto delle scelte governative con riferimento alla politica sui migranti.

La prima volta che sono andata in Africa avevo 18 anni. Avevo tutta la famiglia contro, mia madre si disperava, certa che mi avrebbero rapito.

Ho visitato il Mali e il Burkina Faso: volevo scoprire il mondo.

All’epoca non c’era internet e io scendevo dall’aereo immergendomi in un’aria calda 45 gradi, senza avere la benché minima idea di quel che mi avrebbe aspettato.

La seconda volta che sono atterrata in Africa occidentale avevo poco più di vent’anni ed ho visitato il Senegal e di nuovo il Mali viaggiando da sola per due mesi.

Questa volta non solo mia madre si angosciava, ma mio padre, per indurmi a restare, minacciava di diseredarmi.

Ho scelto di studiare Scienze Politiche con una specializzazione in africanistica.

Sono tornata in Africa diverse volte, ho viaggiato in Algeria, in Marocco: qui in particolare ho lavorato per quasi un anno.

E’ così che ho capito 3 cose:

1) sono fortunata ad avere un tetto, da mangiare e da vestire e finchè avrò queste cose ho il dovere di essere felice.

2) Nel mondo occidentale abbiamo perso il senso della realtà e delle nostre origini, abbiamo perso il senso del tempo e ci diamo un sacco di importanza per nulla: non contiamo un cazzo, siamo solo formiche nell’universo.

3) Dobbiamo fare qualcosa per chi ancora non ha diritto alla vita.

I diritti sono una conquista che altri hanno ottenuto per noi e adesso abbiamo il dovere di lottare per chi non li  ha.

E’ per questo che faccio politica.

Voglio dare il mio contributo, voglio mettere un mattoncino sulle fondamenta di una società futura.

Non penso che farò in tempo a vedere sul pianeta una società giusta, ma l’umanità progredisce, lentamente ed inesorabilmente verso il miglioramento.

Sento levarsi le spade degli accusatori: “Stai con Salvini! Dimettiti!”

Io capisco queste persone. Come me, hanno a cuore i diritti umani e, come me, sono schifati dalla violenza mediatica con cui si esprime Salvini e gente come lui.

Il Mediterraneo e le morti in mare sono solo la punta dell’iceberg.

Nel deserto del Sahara muoiono migliaia di persone, nelle carceri anche, esistono veri e propri campi di concentramento e preferisco non entrare nei dettagli di quello che accade lì dentro. L’Africa è tempestata di guerre e depredata delle sue risorse.

Non è solo la Francia, tutta l’Europa partecipa a questo saccheggio: anche l’Italia!

Come porre rimedio a tutto questo? Con l’accoglienza? Anche. Ma non solo.

E’ indispensabile portare in Europa la questione dei migranti e Salvini (ahimé) a modo suo, lo sta facendo.

Cos’hanno fatto i governi precedenti a questo proposito? Qualcuno ha mai messo in discussione il ruolo dell’occidente, che è il vero motore della macchina dell’immigrazione verso l’Italia?

Noi qui dell’Africa non sappiamo nulla.

Non conosciamo i meccanismi che impediscono lo sviluppo economico dell’Africa e non sappiamo che quando un presidente africano tenta di uscire dalla moneta francese viene immediatamente rovesciato.

Non sappiamo nulla.

Ma le centinaia di migliaia di morti in mare non sono state invano. Hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il problema dell’Africa.

Fino a cinque, dieci anni fa, nessuno ne parlava. Sembrava tutto così lontano.. Eppure in Africa morivano, non migliaia, ma milioni di persone in carestie e guerre sanguinose provocate da noi, (si da noi!) occidentali.

Per questo, adesso che c’è una forza politica in cui credo e che sono convinta possa fare la differenza, non ci penso proprio a lasciare il campo.

Non m’interessa l’ipocrisia di chi combatte per i diritti civili, ma non ha mai avuto il coraggio di parlare dell’Africa.

Siamo la prima forza di Governo a denunciare, questa situazione.

Si tratta di una denuncia parziale, ma abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora. Alessandro di Battista ha scoperchiato il vaso di Pandora, sfruttando la sua visibilità mediatica per portare l’attenzione di tutti su questa situazione da risolvere.

Il 4 marzo 2018 non abbiamo ottenuto una maggioranza che ci consentisse di governare da soli.

L’alternativa era tornare al voto con la stessa legge elettorale o un con nuovo governo tecnico.  Monti, ha lasciato l’Italia in condizioni migliori?

Con lui il debito è aumentato, la disoccupazione è salita alle stelle, i pensionati sono stati massacrati e pure lo spread dopo l’iniziale discesa, ha ripreso a salire.

Il Movimento 5 Stelle ha scelto di governare e ha scelto di accettare pesanti compromessi. Non è un tradimento dei propri valori, è una scelta politica.

Non pretendo che siate tutti d’accordo, ci mancherebbe, ma una cosa è certa: stiamo andando avanti con onestà e trasparenza. Facendo degli errori, certo. Facendo delle gaffes? Certamente.

Però erano anni che l’Italia non aveva un governo capace di mettere in discussione gli interessi post-coloniali.