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I mesi passano e le azioni dell’amministrazione Brugnaro sono sempre più sorprendenti.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito a una nuova puntata della “saga” degli appartamenti della Consigliera di maggioranza Marta Locatelli, (di cui il blog GrilliVenezia aveva già raccontato il 30 novembre 2015).

In quell’occasione, Brugnaro e la sua maggioranza si erano insediati da pochi mesi.

All’epoca, erano stati i cittadini del Gruppo XXV Aprile a svelare il conflitto di interessi che la Consigliera fucsia Locatelli aveva tenuto ben nascosto per mesi: di lì a pochi giorni infatti il Consiglio comunale avrebbe deliberato in merito alla richiesta di cambio di destinazione d’uso a finalità alberghiera, per 3 alloggi in calle delle Rasse appena dietro piazza San Marco.

La richiesta era stata presentata dalla società RentalinItaly, il cui unico socio, nonché amministratore, è il marito della consigliera.

Il cambio di destinazione d’uso trasformava gli appartamenti in spazi ad uso ricettivo-alberghiero, aumentandone esponenzialmente  il valore economico.

Tutto ciò avveniva in un momento in cui tutti, all’unanimità, (maggioranza inclusa), chiedevano un freno al proliferare di tale tipo di attività. Freno che, infatti, viene imposto ai residenti comuni mortali.

Né le proteste dei cittadini, nè le obiezioni sull’uso opportunistico del ruolo di Consigliera, nè la defezione al voto di alcuni Consiglieri di maggioranza sono bastati a determinare un dietro-front dell’amministrazione.

Ma non era abbastanza e così è arrivata in discussione del Consiglio Comunale una nuova proposta di delibera con la quale si disponeva per gli appartamenti della Consigliera un permesso di costruire in deroga, per interesse pubblico, ai sensi dell’art. 14 comma 1 bis del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380 del 2001).

L’articolo 14, infatti, prevede che “per gli interventi di ristrutturazione edilizia ..è ammessa la richiesta di permesso di costruire anche in deroga alla destinazione d’uso previa deliberazione del Consiglio Comunale che ne attesta l’interesse pubblico“.

Come se ciò non bastasse, la delibera rafforza il concetto affermando “dato atto che sussiste uno specifico e rilevante interesse pubblico..“.

Insomma: consentire alla Consigliera e famiglia di ristrutturare gli appartamenti perché possano rendere al meglio dal punto di vista economico, è di rilevante interesse pubblico!!

Di fronte a tanta sfacciataggine alcuni Consiglieri di maggioranza hanno, per un attimo ha “vacillato”.

In occasione del Consiglio del 18 maggio 2017, che prevedeva il voto sulla delibera in discussione, i consiglieri di maggioranza si sono presentati a ranghi ridotti e la seduta è saltata per assenza del numero legale.

Ma i Consiglieri di maggioranza ci dimostrano altresì di non poter esprimere il proprio dissenso. Tirati per le orecchie, sono venuti a votare la volta successiva.

Riconvocato il Consiglio il 24 maggio, la delibera è stata collocata strategicamente in coda all’ordine del giorno, per evitare altre sorprese.

Così la maggioranza infine ha approvato.

Nonostante i palesi conflitti di interesse, l’inopportunità dell’atto e la sfacciataggine delle motivazioni, è stato riconosciuto alla Consigliera fucsia il privilegio di costruire in deroga alla normativa vigente.

Architetti e operatori del settore, o anche solo chi ha fatto un restauro, conoscono l’accanimento della normativa e degli uffici verso i cittadini semplici, spesso costretti a procedure insensate, costose e dai tempi inaccettabili.

Tutto ciò vale anche per chi è al governo della città?

Come evidenzia il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali1. Il comportamento degli amministratori, nell’esercizio delle proprie funzioni, deve essere improntato all’imparzialità e al principio di buona amministrazione..” (art. 78 comma 1)

Se fosse stata presente alla discussione, la Consigliera Marta Locatelli come avrebbe giustificato il “rilevante interesse pubblico” del permesso in deroga alla normativa?

Non troviamo nessuna traccia di sue spiegazioni in tal senso: che sia in difficoltà?

Noi Consiglieri del M5S abbiamo scelto di non partecipare né alla discussione né alla votazione. Abbiamo espresso con chiarezza un unico concetto: “Delibere ad personam? NO GRAZIE!”