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Come cambierà il Senato se passerà la riforma?

Le nuove competenze sono indicate nell’art. 55 Cost.

Secondo questo articolo proposto nella riforma della Costituzione, il Senato rappresenta le Autonomie, ha un ruolo di collegamento tra i territori e lo stato centrale, partecipa alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi e delle Politiche Europee e verifica l’impatto delle stesse sul territorio.

Ha la funzione legislativa per le materie indicate nell’art. 70.

La composizione varierà da 315 a 100 Senatori che saranno eletti dai Consigli regionali.

Non saremo più dunque noi cittadini ad eleggere i senatori, ma i consigli regionali.

C’è chi sostiene che in fondo sia la stessa cosa, essendo i Consigli eletti dai cittadini, ma in la realtà non è così poiché in elezioni di secondo grado entrano in gioco dinamiche di partito che dovrebbero essere estranee al meccanismo della rappresentanza.

Inoltre i 100 Senatori saranno eletti tra i sindaci e i consiglieri regionali cioè tra persone che hanno già un mandato politico.

Immaginate ora un Sindaco che oltre a farsi carico dei problemi di un’intera città debba andare in Senato a disquisire di riforme costituzionali, piuttosto che di bilancio dello stato.

E’ una proposta del tutto insensata.

Ma perché è stata avanzata? Per poter dire agli elettori che le indennità verranno abolite, poiché questo è lo slogan principale su cui regge la riforma: la riduzione del numero dei senatori e il risparmio sugli stessi che deriva dall’eliminazione degli stipendi.

Anche qui però i conti non tornano..

Il bilancio del Senato è di 540 milioni l’anno totali. La ragioneria di stato ha calcolato in 78 milioni il risparmio derivante dagli stipendi. Non c’è alcun segnale di riduzione degli altri costi (affitto, personale etc).

Dai 78 milioni bisogna sottrarre i contributi, poiché sono indirizzati allo Stato e si traducono quindi in una perdita per lo Stato. Tolti i contributi rimane un risparmio di 49 milioni circa *.

Il risparmio quindi è di 48 milioni, neanche un decimo del costo complessivo del Senato.

Tirando le somme: per meno di un euro all’anno ciascuno di noi perde il diritto all’elezione diretta del Senato.

Ci conviene?

Attenzione. La riforma non fa menzione dei rimborsi spese che dovranno essere necessariamente riconosciuti ai neo senatori. Questi vivranno nelle loro città e graveranno sulle nostre tasche per il costo dei voli, degli alberghi, dei ristoranti e di quant’altro potrà servire nelle trasferte a Roma.

Insomma, il risparmio tanto sbandierato potrebbe essere davvero esiguo e in ogni caso sarà poco più del doppio del costo annuo dell’aereo personale del premier.

In ultimo, ma non ultimo per importanza, i Senatori mantengono l’immunità. Questa sarà l’opportunità per i partiti, per mettere in sicurezza gli amministratori locali su cui gravano procedimenti giudiziari, che non potranno così subire condanne per le malefatte compiute (e ricordiamo che i consigli regionali sono pieni di indagati!).

Il problema è che quando avremo riprova di tutto questo, sarà troppo tardi per fermarli.

Fermiamoli ora votando NO il 4 dicembre 2016.

 

*Perché No. di Marco Travaglio

http://www.riformeistituzionali.gov.it/riforma-costituzionale/le-slide-di-sintesi-sulla-riforma-costituzionale/

http://www.referendumcostituzionale.online/il-testo-della-riforma

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/14/referendum-costituzionale-10-semplici-motivi-per-dire-no/3190446/

https://www.forexinfo.it/Riforma-costituzionale-2016-cosa-cambia-novita-cosa-prevede-in-10-punti