Seleziona una pagina

Il 27 ottobre 2015, la V Commissione Consiliare ha esaminato la richiesta di cambio di destinazione d’uso – da residenziale a ricettivo-alberghiero – di alcuni appartamenti, dei quali tre situati in Calle delle Rasse a S. Marco (VE), di proprietà di una consigliera comunale (Marta Locatelli).

Durante la Commissione, alle domande dell’opposizione sulla storia degli appartamenti, descritti come vuoti e inutilizzati, non è stato detto che la proprietà era della Locatelli.

Forse anche a causa di quest’oscurità iniziale, una volta scoperto di chi era la proprietà, il caso è rimbalzato a mezzo stampa per diversi giorni. La consigliera ha detto che la pratica – vecchia di tre anni- era ben nota agli uffici del comune e che perciò si aspettava che tutti sapessero già.

Ora, beninteso, la consigliera è anche una cittadina come tutti gli altri, quindi, nel momento in cui si astiene dal voto (come ha fatto non partecipando al Consiglio comunale) non ha colpe particolari.

Tuttavia quel tergiversare iniziale ha lasciato in molti la sensazione di un goffo tentativo di far passare la questione sotto silenzio.

Come sotto silenzio è passata, di fatto, l’approvazione di tali proposte di delibera.

Lo streaming non c’era, la registrazione audio neppure e, dato che la stampa non si può sostituire al lungo dibattito che ha avuto luogo, i più sono rimasti all’oscuro delle argomentazioni di entrambe le parti.

La seduta, per di più, si è tenuta al Municipio di Mestre, giusto per non rischiare di avere i veneziani tra i piedi (direte, c’erano anche argomenti, riguardanti la terraferma, ma quelli scottanti erano proprio i cambi d’uso).

Andiamo con ordine. L’Assessore De Martin, introduce il tema spiegandoci che il voto sulle proposte di delibera è puramente “amministrativo” e che non è il caso di “mettersi a discutere dei massimi sistemi”.

La linea della maggioranza, dunque, è quella di far passare l’idea che, date le regole vigenti, l’approvazione di cambio d’uso in ricettivo-alberghiero sia dovuta.

Peccato che la normativa preveda la facoltà e non l’obbligo di approvare i cambi d’uso.

“Si rischia di incorrere in una disparità di trattamento” contro-argomenta la maggioranza, “perché bocciando queste richieste, i cittadini che hanno avuto gli atti approvati finora avrebbero ricevuto un trattamento migliore”.

“Io voglio bloccare tutti i cambi d’uso”, dichiara il Sindaco, “o quasi” (si pente subito dopo), ma “finché le regole sono queste, siamo costretti ad applicarle. Vogliamo fare le cose secondo la legge”.

Peccato che il Consiglio sia l’organo di indirizzo politico, (cioè fa lui le regole in ambito locale), e che possa cambiarle quando gli pare.

Invece, si è preferito approvare in gran fretta questi cambi d’uso, con atti a cui è stato dato carattere d’urgenza.

Cosa significa per la città cambiare la destinazione d’uso di un appartamento?

Un appartamento ad uso residenziale può essere fruito dal residente, ma anche affittato settimanalmente, con guadagni che vanno ad integrare i redditi delle famiglie.

Quando, invece, l’appartamento cambia destinazione d’uso in ricettivo – alberghiero, non si torna più indietro.

L’appartamento sarà affittato a singole camere, triplicando il suo valore commerciale.

Nessun proprietario chiederebbe mai più un cambio d’uso per tornare al residenziale.

Questo processo sottrae risorse e spazio alla residenzialità, andando in direzione opposta a quanto dichiarato da tutte le forze politiche, inclusi i fucsia, in campagna elettorale.

La sensazione è che, in ogni caso, la maggioranza sia scivolata su una buccia di banana.

Se questi saranno gli ultimi cambi di destinazione d’uso, infatti, la questione passerà alla storia come un favore fatto alla Locatelli.

Se invece non lo saranno, il Sindaco sarà guardato da molti come l’ennesimo venditore di fumo.