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Mestre fu definita da Pantalone, ne “La commedia Brillante” di Carlo Goldoni come una piccola Versailles. I nobili vi si recavano a villeggiare per via dei suoi enormi parchi e dei suoi canali che regalavano uno splendido paesaggio agreste.

Nel tempo i canali sono stati interrati, i parchi coperti da colate di cemento. Mestre ha perso la sua bellezza ed insieme la sua anima.

Negli ultimi trent’anni si è cercato in qualche modo di abbellire la città. Il recupero dell’ex discarica di S. Giuliano, la pedonalizzazione di Piazza Ferretto, le piste ciclabili, il tram.

Non c’è stata, però, attenzione verso la sua anima e i suoi abitanti. Gli eterni cantieri del tram hanno colpito le attività commerciali che, già minate alle fondamenta dal fiorire dei centri commerciali, hanno chiuso definitivamente i battenti.

L’autonomia di Mestre avrebbe il merito di restituirle quella dignità che oggi le è negata, ridotta com’è a succursale di Venezia, sulla cui depredazione è concentrata tutta l’attenzione della nostra politica locale.