Seleziona una pagina

Tra i diversi tipi di intervento che bisognerebbe fare a Venezia, quelli che considero più urgenti sono tre.

Il primo è la gestione della spesa pubblica. Il comune di Venezia gestisce le entrate come un pessimo padre di famiglia, perché sappiamo spende molto più di quello che ha.

Il problema principale qual’è? Che per coprire le spese svende ogni anno di più il patrimonio pubblico. E’ come se un padre di famiglia, per garantire il tenore di vita dei figli che vogliono la macchina, lo smartphone e i vestiti griffati, si vendesse i mobili di casa. Non ha senso. Nessuno lo fa.

Bene, la ventennale amministrazione di PD-PDS e Margherite varie, l’ha fatto, vendendo, anzi, svendendo, l’ex fabbrica della Pilsen, cedendo il Fontego dei Tedeschi all’uso di Benetton, svendendo Ca’ Corner della Regina a Prada, svendendo le azioni della SAVE ad una cifra ridicola rispetto al loro valore, vendendo l’Ospedale al Mare e così via.

Tra un po’ non ci sarà più niente da vendere e allora cominceremo a sacrificheremo le generazioni future con l’indebitamento.

A questo tema, si lega il secondo punto: la necessità di riorganizzare le società partecipate. La macchina comunale non si esaurisce nei 3000 dipendi diretti del comune. Consta anche negli ulteriori 5000 dipendenti pubblici delle società partecipate.

Come funziona il meccanismo delle partecipate? Si creano uffici che non servono a niente e ci si mette le persone che devono fare carriera. Prima sono UOK poi diventano dirigenti.. li stipendiamo con i soldi pubblici.

Che utilità hanno queste persone? Gestiscono bacini elettorali, fanno favori.. oppure contribuiscono direttamente alle casse del partito come ha fatto Panettoni, ex presidente di ACTV, con la donazione di 7.800 euro, al PD, nel 2012. Il comune dà la poltrona e lo stipendio a Panettoni e quei soldi vanno a finire direttamente nelle casse del PD. Bello no?

Per quanto riguarda il MOSE cosa si può fare ora? Il MOSE è una competenza statale, non è certo il Comune che decide. Però io credo che la gestione della laguna, diretta o indiretta, dovrebbe diventare una competenza locale.

Sul MOSE, dovremmo promuovere un grande concorso di idee per capire come ripartire dall’esistente. Una gara pubblica internazionale, per affidare ad una ditta scelta con evidenza pubblica l’analisi dello stato dei lavori. Per vedere cosa c’è adesso, cosa è stato fatto e soprattutto come è stato fatto. Viste le modalità d’azione di CNS, non mi stupirei se i lavori fossero stati fatti, male, con materiali scadenti o se l’opera dovesse risultare inutile o dannosa.

Dopo l’analisi dovrebbe seguire il concorso di idee. Dove imprese di livello internazionale potrebbero proporre delle soluzioni d’uscita, per conlcudere i lavori o convertirli in qualcosa di utile per la cittadinanza. Naturalmente noi cittadini dovremmo poter esprimere la nostra opinione in merito.

Cosa vorrei fare:

Per quanto riguarda Mestre, bisogna riportare i commercianti in centro. Il comune deve porre agevolazioni fiscali, incentivi e supportare i commercianti con tutti i mezzi di cui dispone.

La politica dei centri commerciali è funzionale agli interessi di grandi capitali e mira a tenere la popolazione in uno stato di degrado culturale, per poterla controllare meglio.

Sempre in relazione a Mestre, c’è bisogno di sicurezza. Parlavo proprio stamattina con un vigile che mi diceva quanti uffici sono inutili, tenuti o creati solo per garantire UOC e le dirigenze di amici.

Questi vigili e le forze dell’ordine locali devono essere impiegati nelle strade per garantire sicurezza ai cittadini.

Su Venezia centro storico ci sono diversi problemi, ma il principale è la residenzialità.

Il comune in questi anni ha fatto la guerra ai cittadini, ai commercianti e a tutti quelli che hanno attività e che non sono bacini elettorali diretti del PD.

Bisogna togliere i lacci e lacciuoli che impediscono ai commercianti di lavorare. Non è questo un momento di ritirare i plateatici e fare le guerre burocratiche ai commercianti. Vanno bene le regole che aiutano a rendere la città migliore, ma quelle fini a se stesse no.

Bisogna, anche qui, premiare le attività produttive locali, con tutti gli strumenti possibili. Ci vuole un marchio di qualità per tutte le attività artigianali che producono a Venezia, non solo per il vetro. Non è possibile che per la presenza dei prodotti importati a basso costo e di scarsa qualità, il prodotto locale vada scomparendo: bisogna sostenerlo.

In ultimo i servizi alla famiglia. Ci vuole un maggiore sostegno alle famiglie con figli. Gli asili devono rimanere aperti fino alle sette del pomeriggio e bisogna incentivare i datori di lavoro pubblici e privati a dare lavoro e concedere il part-time ai neo-genitori.

La parola chiave, per me, è la partecipazione. Il metodo partecipativo è al centro dell’attività che vorrei fare.

Gli strumenti informatici devono servire a tastare le opinioni del pubblico sulle scelte che si stanno per prendere. Si possono fare referendum consultivi, sondaggi online per qualsiasi tipo di argomento.

Si devono far funzionare strumenti come le consulte cittadine che già esistono, ma di fatto non hanno voce in capitolo. Dobbiamo creare comitati di controllo di cittadini, nelle scuole e nelle istituzioni, con il compito di controllare quello che viene fatto e di denunciare gli abusi.

Bisogna dare respiro e spazio alle tecniche di urbanistica partecipata, ai progetti urbanistici che emergono dal basso, da singoli cittadini portatori di interessi locali o da stakeholders.

La complessità dei sistemi sociali ha accentuato l’interdipendenza degli attori del territorio e indebolito la rappresentatività di partiti e organizzazioni sindacali.

La nostra società oggi è maggiormente rappresentata dai gruppi di interesse, che prendono forma in comitati di quartiere, in movimenti ambientalisti, in gruppi di consumatori, in gruppi giovanili, nelle organizzazioni non governative e in molti altri gruppi che rappresentano interessi settoriali.

E’ su questa nuova base sociale che dobbiamo ragionare, creando un sistema che dia voce e soddisfazione a tutte queste esigenze.

Non è più possibile ragionare per ideologie. Bisogna concentrare le forze per elaborare un nuovo metodo decisionale, che si fondi sulla partecipazione.

Solo così l’amministrazione potrà fare scelte che siano in linea con la volontà dei residenti e solo così potrà essere lo specchio di chi vive la città.